Before the photographer, there is a story!

Vasili Skakun durante il lavoro fotografico

Mi chiamo Vasili (ma si pronuncia con due S). Sono nato in Bielorussia e i primi diciotto anni della mia vita hanno avuto un percorso molto diverso da quello che avrei potuto immaginare.

Dall'infanzia fino ai 18 anni ho vissuto in istituto: prima in un orfanotrofio per bambini da 1-7 anni e, dai sette anni fino alla maggiore età, in un orfanotrofio dove ho trascorso gli anni della scuola, dalle elementari fino alle superiori.

A otto anni, però, è arrivata la Sardegna.

Sono arrivato per la prima volta nell'ambito di un progetto di accoglienza legato a Chernobyl.

Durante questi soggiorni sono stato ospitato sempre dalla stessa famiglia. Per ben 10 anni!

Quella che era nata come un'esperienza di accoglienza è diventata, anno dopo anno, un legame sempre più profondo.

Vasili da bambino in Bielorussia con il suo cane

Nel 2006, quando avevo circa 12 anni, il percorso avrebbe dovuto portare alla mia adozione. La mia famiglia in Sardegna era pronta ad adottarmi e il progetto sembrava finalmente poter diventare definitivo.

Poi, però, una vicenda che coinvolse una bambina bielorussa trattenuta in Italia da una famiglia durante un periodo di accoglienza portò al blocco delle procedure di adozione dalla Bielorussia. Anche la mia adozione, che era già in corso, venne quindi bloccata. Fu un caso internazionale.

Per diversi anni rimasi così in una situazione che sembrava non avere una vera conclusione: continuavo a vivere la mia vita in Bielorussia in orfanotrofio e, allo stesso tempo, avevo in Sardegna una famiglia che mi aspettava e con la quale avevo costruito un legame sempre più forte.

Nel 2012, quando avevo 18 anni, finalmente quella storia poté avere un esito diverso: fui adottato definitivamente da maggiorenne dalla stessa famiglia che mi aveva accolto durante i miei soggiorni in Sardegna.

Da quel momento la Sardegna non è stata semplicemente il luogo in cui ero arrivato da bambino. È diventata la mia casa, la mia famiglia e il luogo in cui ho costruito la mia vita.

Qui ho frequentato il Liceo Artistico G. Brotzu di Quartu Sant'Elena, diplomandomi in grafica. Ho poi continuato la mia formazione nel campo della comunicazione e, durante gli anni degli studi, ho iniziato a lavorare nel settore dell'hospitality.

Ho trascorso circa cinque anni all'interno di un resort di lusso nel Sud Sardegna. Ho iniziato nel Room Service, un'esperienza che mi ha permesso di conoscere l'hospitality dal suo lato più concreto, fatto di attenzione, servizio, tempi, persone, tanti sacrifici e gavetta.

La scuola frequentata da Vasili in Bielorussia

Successivamente sono passato al reparto marketing e comunicazione, occupandomi di grafica, materiali promozionali, brochure, flyer, testi e comunicazione visiva del Resort.

È stata un'esperienza fondamentale perché mi ha permesso di conoscere il mondo dell'ospitalità prima ancora di iniziare a fotografarlo.

Ho imparato a capire quanto un ambiente, un dettaglio, una scelta estetica o il modo in cui viene presentato possano influenzare la percezione di chi lo vive.

Nel 2019 è venuto a mancare mio padre. È stato un momento che ha segnato profondamente la mia vita. Nonostante questo, ho continuato a lavorare e a portare avanti il mio percorso professionale.

Nel 2020, con l'arrivo della pandemia di COVID-19 e il periodo di cassa integrazione, mi sono trovato davanti alla necessità di ripensare il mio futuro professionale.

Nel maggio del 2020, durante il primo lockdown in assoluto, ho deciso così di aprire la mia partita IVA e di iniziare il mio percorso da libero professionista nel campo della grafica e della comunicazione.

La fotografia sarebbe arrivata poco dopo.

Vasili da ragazzo in Bielorussia

Era già una passione, ma ho iniziato a darle una direzione professionale concreta, investendo nella prima attrezzatura, nella formazione e, negli anni, continuando ad aggiornare il mio sistema fotografico e le mie competenze.

Anche il mio interesse per l'architettura non nasce per caso. Mio padre era ingegnere e, probabilmente, il modo in cui sono cresciuto ha contribuito a farmi osservare gli spazi, le strutture e i dettagli con una curiosità particolare.

Nel tempo la fotografia è diventata sempre più il centro del mio lavoro.

Oggi mi occupo principalmente di fotografia di architettura, interni, e hospitality, oltre a realizzare servizi fotografici per aziende e professionisti che vogliono raccontare il proprio lavoro attraverso immagini professionali.

Quando entro in uno spazio per fotografarlo, quindi, non porto con me soltanto una macchina fotografica.

Porto la formazione nella grafica e nella comunicazione, gli anni trascorsi nell'hospitality e tutto ciò che ho imparato osservando persone, ambienti e situazioni molto diverse tra loro.

Credo che anche questo faccia parte del mio modo di fotografare.

Perché fotografare, per me, non significa semplicemente cercare una bella immagine. Significa fermarsi, osservare, capire cosa abbiamo davanti e trovare il modo più efficace e autentico per raccontarlo.

Ma significa anche incontrare persone.

Nel mio lavoro, dietro ogni progetto ci sono sempre persone con cui mi confronto, che mi raccontano la loro attività, i loro spazi, le loro idee e ciò che desiderano comunicare. Con molte di loro, nel tempo, il rapporto va oltre il semplice incarico professionale: si crea fiducia, collaborazione e, a volte, anche una vera amicizia.

Credo che questo dipenda anche dalla mia storia e dal modo in cui sono cresciuto. Per me il rapporto umano è fondamentale. Quando lavoro con un cliente non vedo soltanto un incarico da portare a termine, ma una persona con cui costruire qualcosa insieme.

Ed è proprio questo che mi piace del mio lavoro: poter conoscere persone diverse, entrare per un momento nelle loro realtà e trasformare, nel tempo, un semplice rapporto tra fotografo e cliente in una collaborazione che continua e cresce.

Perché dietro ogni progetto, prima ancora della fotografia, ci sono sempre delle persone.

The way I work

  1. Experience

  2. Precision

  3. Attention to detail

  4. Visual sensitivity

  5. Technical expertise

  6. Continuous development

  7. Direct client relationship

  8. Flexibility and project care

From the shot to the final image

Photography does not end with the shot.

Every image undergoes an advanced post-production process, developed through years of experience and supported by the most advanced tools and software available today.

From managing light and colour to the precision of details, every stage is carefully handled to achieve a natural, consistent and technically impeccable result.

Technology is a tool.

The final result is what matters.

Vasili Skakun durante la post-produzione
«I am based in Cagliari and regularly travel throughout Sardinia and Italy for my photographic projects.»
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